Gli acquedotti romani.

Siano essi mucchietti di mattoni spersi tra la citta' moderna od arcate che ancora svettano nella campagna romana gli acquedotti costituiscono un patrimonio archeologico inestimabile ma sconosciuto ai piu'.
In queste poche righe cerchero' di dare una visione di insieme anche se l'argomento e' vastissimo.
Un tratto di acquedotti ben conservato e restaurato e' quello compreso nel Centro Sportivo della Banca d'Italia, sulla Via Tuscolana; si tratta degli acquedotti Claudio, Anio Novus, Marcio, Tepula e Iulia.

Acquedotti Antichi
Appio
Anio Vetus
Marcio
Tepula
Iulia
Vergine
Alsietino
Claudio
Anio Novus
Traiano
Alessandrino
Derivazioni
Antoniniana
Iovia
Neroniana
Villa Quintili
Villa Sette Bassi
Pontifici
Felice
Paolo
Pio
Nuovo Vergine

Cenni storici sugli acquedotti

Dopo essersi servita per secoli dell'acqua del Tevere e dei pozzi che con poca profondita' attingevano alla falda superficiale delle numerose sorgenti nell'area urbana, a partire dalla fine del IV secolo a.C. Roma fu gradualmente provvista di acquedotti.
Ne furono costruiti undici nel corso di cinque secoli, ed apportarono una tale quantita' d'acqua che non solo risolse il problema dell'approvvigionamento idrico della citta', ma la dotarono di una enorme quantita' di acqua come mai avvenne non solo nel mondo antico, ma forse in ogni altra epoca.
I primi acquedotti furono completamente scavati in gallerie per la maggior parte delle quali si e' persa traccia; i successivi, che captavano sorgenti poste anche a decine di Km di distanza, invece fecero largo uso di ponti ed arcuazioni per superare dislivelli o mantenere la giusta inclinazione del condotto idrico.
Nel corso dei secoli poi dagli acquedotti principali furono deviati flussi per alimentare le terme, le fontane o per servire utenze private di persone di alto rango; a lato sono elencate le principali di queste derivazioni.
Quasi tutti provenivano dalla direzione est e convergevano nella zona di Porta Maggiore (chiamata ai tempi "ad Spem Veterem") a causa dell'elevato livello del sito nell'ambito dell'area urbana, che permetteva di distribuire l'acqua in tutti i quartieri, anche in quelli piu' elevati. Qui alcuni condotti venivano sovrapposti e monumentalizzati a forma di arco.
Mediante apposite strutture di distribuzione dette "castella", l'acqua veniva distribuita nella citta'.
Al termine dell'acquedotto veniva costruita una fonatana monumentale od un ninfeo a scopo di celebrare l'opera ed il suo mcostruttore; queste fontane sono dette "mostre".
Un acquedotto veniva dalla direzione nord e due dai laghi di Bolsena e Martignano.
Il declino dell'Impero, la mancanza di manutenzione e cause naturali tipo terremoti ne causarono ben presto la rovina.
Nel secolo VI d.C. la citta' fu sottoposta a diversi assedi nel corso delle guerre Greco-Gotiche e fu in queste occasioni che gli acquedotti ancora funzionanti furono tagliati dagli assedianti per prendere la citta' per sete e dagli assediati per impedire che i condotti costituissero una facile via di penetrazione in citta'.
Per lunghi secoli la citta' torno' quindi a servirsi dell'acqua del Tevere e di pozzi, finche' grazie all'iniziativa di alcuni Papi furono restaurati vecchi acquedotti o ne furono costruiti di nuovi, spesso riutilizzando materiali ricavati dai vecchi come fu fatto con l'